IL PRENDERSI CURA.

Una delle dimensioni naturali più belle, per me, è quella del prendersi cura. Non è prerogativa solo umana, ma è insita in ogni essere vivente in modi e quantità variabili a seconda della sensibilità e della situazione. Spesso la genitorialità acuisce questa predisposizione, ma non è esclusiva di madri e padri, ma di ogni creatura che cura ciò che ama. Non come semplice gestione dell’altro, sia esso cosa, persona o animale, ma come insieme di pazienti gesti di gentilezza, protezione e difesa, a mio parere, tutte sfaccettature dell’amore. È il guardare l’altro con occhio attento, conoscerne le abitudini e prevenirne il bisogno. È uno slancio spontaneo e silenzioso che non richiede contraccambio, se non nel vedere in ciò a cui si è dedicato tempo e sforzo, un benessere crescente. Come tutto ciò che si guarda e si cresce con occhi speciali, non lo si trattiene e si lascia che siano in tanti a goderne i frutti.

Personalmente è una dimensione che mi attrae, mi suscita interesse e tenerezza ogni volta che me ne imbatto. Non è raro vederlo, ma viene sottovalutato e dato per scontato, mentre accorgersene ed apprezzarlo, riporta al cuore e alla mente umanità e bellezza.

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DOTT. JEKILL E MR. HYDE

Rimango allibita dall’atteggiamento di chi incolpa sempre l’altro, spesso le frange più deboli e senza possibilità di replica, per le proprie frustrazioni personali. Chi sia il bersaglio di turno non importa: omosessuali, meridionali, immigrati… Gli insoddisfatti, spalleggiandosi a vicenda, insorgono trovando forza nel gruppo, politico o non, soprattutto sui social. Tutte brave persone, lavoratori, padri di famiglia che dietro una tastiera, protetti dal virtuale, come veri e propri ultras allo stadio, si trasformano nel peggio di sé, in modo davvero irragionevole e perfido.
Perché tanto odio? Perché questo eterno cercare un capro espiatorio per liberarsi dalle proprie colpe, dai propri pesi che non si san gestire? Perché questa poca capacità di guardarsi allo specchio, prendersi in mano e guarire i propri scompensi interiori?
Ognuno può esprimere le proprie idee, ma con modalità non offensive, portando avanti il proprio pensiero senza generare odio e divisioni, fomentare il caos o pretendere di essere nell’assoluta verità. La polemica arrogante non conduce a nulla se non ad un inasprimento e alla rottura, mentre una corretta e rispettosa pluralità di pensiero, non può che mostrare le criticità per poter drizzare il tiro e apportare migliorie al sistema. Tacere ed informarsi prima di parlare dovrebbe essere buona consuetudine ed una forma di rispetto che è alla base della comunicazione sociale. Credo davvero che quello che vediamo in larga scala nella società non sia altro che l’immagine di ciò che siamo nel nostro piccolo. Costruiamo ponti, non muri.

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L’ARTE DELL’ACCONTENTARSI

In questo difficile periodo storico che stiamo vivendo, si tende a far coincidere e a volte sovrapporre, la tutela economica a quella della salute, il guadagno rispetto alla vita stessa. Il problema del sostentamento di molte famiglie è reale ma, a mio parere, vi é anche molta paura di doversi privare di confort e benessere al quale questa società del consumo ci ha abituato. Questa nuova situazione ci ha provati, perché ha interrotto il circuito produttivo a cui siamo legati: lavoro per guadagnare e guadagno per comprare, ma cosa? Davvero tutto ciò che desideriamo e che lavoriamo per acquistare, è necessario per il nostro benessere e la nostra serenità, se per permettercelo dobbiamo sacrificare il nostro tempo, i nostri affetti famigliari e la nostra salute? Gli oggetti materiali possono sostituire tutto ciò? Questa situazione ci ha letteralmente spiazzato perché siamo immersi in una società distratta, poco abituati a porci domande, a riflettere su quale direzione stia prendendo la nostra vita e se ciò che siamo e facciamo ci rende davvero felici. Credo che sia sempre più necessario, imparare l’arte dell’accontentarsi, che consiste nell’ esercitarsi a staccarsi gradualmente da beni non essenziali, ma indotti; nell’avere il tempo per fare ciò che dà senso al nostro vivere; nel non essere austeri nelle privazioni, né schiavi del consumismo, riuscendo a condurre un’esistenza dignitosa e sobria. È il trovare la propria dimensione vivendo il tempo che ci rimane, nel fare ciò che ci dà serenità e ci rende felici. La vera rivoluzione nel 2020 non si fa protestando per le strade, ma comincia da noi stessi e dalle nostre famiglie, interrompendo un circuito di interdipendenza dal consumismo che ci rende schiavi e mai soddisfatti. Fra le mani abbiamo la chiave di svolta della nostra vita, prendiamone coscienza attraverso la conoscenza che conduce alla riflessione e all’azione.

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LA RAGIONEVOLEZZA DEL DUBBIO

Mi chiedo cosa ci possa essere di più ragionevole del dubbio… Avere dubbi non è mancanza di carattere o il non prendere posizione…
Esso è una forma di pensiero che ci spinge ad indagare, a curiosare, ad informarsi senza accontentarsi di teorie preconfezionate. L’atteggiamento del dubbioso, nella sua accezione positiva, non è di insicurezza o passività, ma di riflessione, tolleranza e democraticità. È l’atteggiamento di chi si dispone all’ascolto e dialogo con l’interesse di apprendere, di trovare punti comuni ed accettare il pensiero altrui quando questo sia più edificante del proprio.
Al contrario chi ha la pretesa di avere in tasca la verità assoluta, non ha dubbi, ma certezze che non è disposto a contrattare e che spesso, molto spesso generano violenza.
A mio avviso avere dubbi non è segno di debolezza, ma di maturità intellettiva.

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L’ILLUSIONE DELLA LIBERTÀ

Pensando a ciò di cui vorrei farvi parte, l’immagine di una scacchiera riassume decisamente il concetto.

È più facile vivere la propria vita nel ruolo comune di pedone o in quello, apparentemente invincibile, della regina? Nella scacchiera sociale ognuno di noi ha un ruolo ben definito, difficilmente intercambiabile. Sono i pochi dominatori ad essere consapevoli dei meccanismi perversi che soggiacciono ai vertici del potere per ottenere il controllo sulle masse, che, forse fortunatamente, ne rimangono ignare. Da semplici pedine, guardiamo al potere, rivendicando diritti che ci vengono sottratti, doveri che spesso ci schiacciano e tutto in nome della libertà. Lo stato di pace apparente, la possibilità di esprimerci, non ci faccia credere di essere liberi. Il denunciare possibili corruzzioni dell’oggi o complotti futuri, non significa che il nostro pensiero attuale non sia già stato condizionato e manipolato a monte. Ricordiamo che in una partita a scacchi, i passi che le pedine compiono, non sono altro che la conseguenza del pensiero del giocatore.

Come uscirne? Non saprei… si accettano proposte e spunti di riflessione.

Forse non ci rimane altro che riuscire a vivere, ognuno il proprio ruolo, con lucida consapevolezza, allenando la mente alla riflessione, ad uno sguardo comune e non individualista della realtà. È l’unione dei singoli che crea una forza competitiva al potere.

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IL GUSTO DELL’ATTESA

Ogni stagione della nostra vita ha colori, odori, sapori diversi. Ogni giorno è differente dall’altro ed ha un gusto proprio, sia esso dolce della gioia, salato della preoccupazione o amaro del dolore.
Ma l’attesa che sapore ha?
Esso è un periodo di silenzio, di raccoglimento, di speranza… È un tempo lento, ma non fermo, in cui non si produce ma si elabora, non si esterna ma si interiorizza aspettando l’evoluzione, il cambiamento.
Alleata dell’attesa è la pazienza ed in base ad essa si coglie la qualità del frutto, sia esso acerbo dell’irrequietezza o maturo della saggezza.
In questo periodo di emergenza globale, la vostra attesa che sapore ha?

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Introduzione

Inaugura, in questa mattina uggiosa, questo blog. Così, per fare due chiacchere, per sentire il calore di un amico, per incontrarsi e con leggerezza raccontarsi di tutto ciò che ci passa per la testa. Nessun giudizio, schieramento ideologico o politico, nessuna campagna pubblicitaria, ma un semplicissimo NOI.
Io e te, a fare due chiacchere al bar, non perché non si ha nulla da fare, ma perché immersi nel tutto a volte si ha bisogno di evadere e trovare l’affetto di un amico.
Quindi ti aspetto, ogni tanto passa da qui per un caffè… 😉

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