L’ARTE DELL’ACCONTENTARSI

In questo difficile periodo storico che stiamo vivendo, si tende a far coincidere e a volte sovrapporre, la tutela economica a quella della salute, il guadagno rispetto alla vita stessa. Il problema del sostentamento di molte famiglie è reale ma, a mio parere, vi é anche molta paura di doversi privare di confort e benessere al quale questa società del consumo ci ha abituato. Questa nuova situazione ci ha provati, perché ha interrotto il circuito produttivo a cui siamo legati: lavoro per guadagnare e guadagno per comprare, ma cosa? Davvero tutto ciò che desideriamo e che lavoriamo per acquistare, è necessario per il nostro benessere e la nostra serenità, se per permettercelo dobbiamo sacrificare il nostro tempo, i nostri affetti famigliari e la nostra salute? Gli oggetti materiali possono sostituire tutto ciò? Questa situazione ci ha letteralmente spiazzato perché siamo immersi in una società distratta, poco abituati a porci domande, a riflettere su quale direzione stia prendendo la nostra vita e se ciò che siamo e facciamo ci rende davvero felici. Credo che sia sempre più necessario, imparare l’arte dell’accontentarsi, che consiste nell’ esercitarsi a staccarsi gradualmente da beni non essenziali, ma indotti; nell’avere il tempo per fare ciò che dà senso al nostro vivere; nel non essere austeri nelle privazioni, né schiavi del consumismo, riuscendo a condurre un’esistenza dignitosa e sobria. È il trovare la propria dimensione vivendo il tempo che ci rimane, nel fare ciò che ci dà serenità e ci rende felici. La vera rivoluzione nel 2020 non si fa protestando per le strade, ma comincia da noi stessi e dalle nostre famiglie, interrompendo un circuito di interdipendenza dal consumismo che ci rende schiavi e mai soddisfatti. Fra le mani abbiamo la chiave di svolta della nostra vita, prendiamone coscienza attraverso la conoscenza che conduce alla riflessione e all’azione.

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10 risposte a “L’ARTE DELL’ACCONTENTARSI”

  1. Cara Ramona, è condivisibile quello che dici, se non fosse che andrebbe ribaltata la concezione di società , partendo dallo stato. La crisi che probabilmente vivremo nei prossimi mesi o meglio, anni, comporterà gravi sconvolgimenti in tutto il mondo.Qui non si tratta di rinuncia, qui si tratterà di intere fette della popolazione che devono pensare a come sfamare le famiglie, non a rinunciare al superfluo. Si andrà sempre ad una maggior distinzione fra i ricchi e i poveri…fra chi non avrà lavoro e chi può vivere tranquillamente di rendita con quello che ha accumulato fino ad oggi, continuando con la vita di prima. Il consumismo non sarà più un fatto di massa, ma un fatto di élite, che comunque continuerà a comandare il mondo, attraverso i privilegi dello stato, al potere delle banche e del capitalismo. Quello che scomparirà sarà solo a fascia di mezzo della popolazione, quella di cui tu parli, quella che lavorava per potersi permettere un bel viaggio con la famiglia, un po’ di serenità facendo qualche regalo ai figli, andando al ristorante, mari comprandosi una bella macchina. Tutto questo probabilmente non ci sarà più. A meno di uno stato che non decida di aiutare il suo popolo e non di seguire il potere.

    1. Questo quadro che tu fai è un possibile risvolto se la crisi perdura per diversi mesi o anni. Al momento e a questo mi riferisco, questo problema ancora non c’è e il lamentarsi attuale non è per il cibo o per beni essenziali se non per pochissimi. Spero e mi auguro vivamente che non si arrivi a tanto come tu descrivi…

      1. Purtroppo stellina ci siamo già dentro….e l’Italia è un isola felice rispetto a tante altre zone del mondo….gli effetti di quello che sta succedendo lo sconteremo i prossimi mesi, purtroppo il peggio deve ancora arrivare….spero tanto di sbagliarmi…besitos

  2. Io ormai a 40anni ho cominciato a prendere la vita come viene,xchè ho capito che in poco tempo ti dà tanto,ma ancora in minore tempo riesce a toglierti tutto.Non sono mai stato un tipo materiale,nn riesco a capire quelli che si mettono in fila alle 4 di mattina X avere IPhone appena uscito,alla fine saranno contenti,ma se si guardano dentro nn credo che sia così .Io sono contento quando abbraccio mio fratello,quando penso a mia madre,e quando le mie nipoti appena sveglie corrono ad abbracciarmi.I soldi spesi meglio nella mia vita sono stati quelli usati X viaggiare,ho ricordi,emozioni,sapori,profumi che se chiudo gli occhi posso ancora sentirli,e il confronto con persone diverse da me.Tutte queste cose mi hanno riempito il cuore,l’anima e lo spirito e le porterò dentro fino all’ultimo dei miei giorni…..X concludere sempre meglio che parlare con un telefono.😉 P.S. “Complimenti ancora Ramona”

  3. “Chi si accontenta, gode!”diceva qualcuno. Tutto sta, secondo me, nel ritrovare o nel trovare il gusto della semplicità. “E le gioie semplici, sono le più belle, sono quelle che, alla fine, sono le più grandi ” ( scusa le varie citazioni). Io in questo periodo ho ritrovato un po’ me stessa, mi sono finalmente goduta mio figlio, la sua crescita e le sue conquiste. Mi sono goduta la mia casa nuova e ne ho preso possesso. Ho fatto tesoro del tempo che trascorro con mio marito per migliorare e rafforzare il nostro rapporto. Mi sento libera. Mi manca solo il poter fare una passeggiata all’aperto o poter fare i nostri piccoli tour alla scoperta di posti e bellezze nuove. Questo tempo “sospeso” spero ci abbia donato la consapevolezza che nella vita le corse affanose verso il superfluo e l’effimero servono solo a renderci schiavi ed infelici. Riprendiamo a correre ma verso la felicità.

  4. Io la chiamerei l'”arte del sopravvivere” che poi non è un’arte ma un lottare quotidiano… Un po’ é vero quello che dici tu.. eravamo abituati ad un alto tenore di vita ma già da qualche anno tira aria di crisi e le famiglie in difficoltà sono aumentate e in questo periodo in maniera notevole….. Da un lato c’è da dire che oggi si é meno pronti ad affrontare la crisi penso ai trentenni quarantenni e ai nostri figli venuti su con ogni ben di Dio rispetto agli ultrasessantenni che se non hanno patito la fame sono stati educati con certi valori… Poi c’è da dire che le cose essenziali sono aumentate … Penso al cellulare e al computer se non li hai sei tagliato fuori. Un’altro aspetto che diamo forse troppo spesso per scontato ma siamo sicuri di sapere cosa è la felicità? Che cosa ci rende veramente felici? Di certo non la si può legare alle cose che si hanno la possibilità di avere o no!! E neppure allo situazione di salute.. e neppure solo all’acontentarsi… Penso che la felicità prima di tutto é scoprire che nessuno é al mondo per caso e nessuno é inutile
    Tutti abbiamo un ” compito che alcuni chiamano missione da svolgere…
    Certo che il lavoro e il lavoro che ti piace ( oggi non hai più la possibilità di scegliere il lavoro come ai miei tempi) dà dignità alla persona che aiuta ad essere felici e oggi purtroppo molti lo hanno perso e chissà
    Se lo troveranno!!

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